STORIA DI UN IRIS

Nel giardino di Natalina di iris ve n’erano in discreto numero. Lei, oltre a quasi un secolo di sudata esperienza con la terra e i suoi frutti, aveva mani d’oro, quindi i fiori del suo giardino non potevano che essere in ottima forma. Non lo avrebbe mai ammesso nemmeno a sé stessa, perché la vita secondo lei andava vissuta solo con tanto lavoro e sacrifici, ma, come per la cucina, la sua si poteva definire una grande passione dato che non pensava ad altro.

Ma torniamo a noi: dicevo di questi iris che, apparentemente stavano tutti lì tranquilli, belli come il sole, a farsi curare e ammirare. Nessuno a guardarli avrebbe mai detto che uno di loro si sentisse tremendamente frustrato. Eppure c’era e, anche se lo nascondeva molto bene, in cuor suo non trovava pace. Ma perché diamine un iris doveva sentirsi frustrato? Che motivi aveva? Era stato anche bravo a trovarne uno considerata la vita che faceva!

Provando però a metterci in empatia con il nostro fiore, scopriremmo molte cose che meritano di essere prese in considerazione. Se infatti nei primi giorni di fioritura, baciato dal mite sole primaverile, conduceva una vita serena e spensierata com’è conveniente per un esemplare della sua specie, un giorno accadde un fatto: a una certa ora della mattina sopraggiunse Romano, coniuge della Natalina, in compagnia del nipote Alessandro. Mentre mostrava al piccolo come bisognava fare per togliere le erbacce nel modo giusto, il nonno, discorrendo del più e del meno, volle regalare al piccolo una pillola del suo sapere: «Lo sai Alessandro? Questi sono Iris, e si dice che l’Iris sia “il fiore degli artisti e dei poeti!”». Da quel giorno, a farci caso, uno di essi si incurvò un po’ sul suo gambo, perché divenne triste pensando che non aveva nessun artista o poeta da ispirare. Gli altri iris in realtà erano nella stessa situazione ma sembravano non dare nessun peso alla cosa; questo per lui non era affatto una consolazione, anzi, si sentiva ancora più solo e pensava che la sua vita fosse un po’ sprecata non realizzando ciò per cui era nato: ispirare bellezza e stimolare la creatività di un umano che ne avrebbe fatto opere d’arte!

Era bello e non gli mancava nulla, ma con questo pensiero non trovava pace.

Nelle vicinanze si trovava un grosso cespuglio di lavanda, anche grazie al quale durante il giorno l’aria profumata si animava dei colori di moltissime farfalle. Queste solitamente erano di poche parole, a differenza delle api, però, sapevano quando era il caso di intervenire.

Accadde un giorno che fosse davvero il caso:

 

– Che hai Gambostorto? – gli fece una.

– …Eh?

– Sì dico a te!

Chiedo scusa ma credo sia opportuno, a questo punto, specificare una cosa: non è detto che le farfalle siano tutte delicate e cordiali come si direbbe a vederle!

– Non mi chiamo Gambostorto… – disse il fiore cambiando l’aria triste in un broncio.

– Lo so, ma mi viene da chiamarti così, e sai perché?

Lui tacque.

– Perché sei triste e ingobbito quando invece dovresti tenere lo stelo bello dritto per esaltare la tua bellezza con aria fiera! …proprio come fa la sottoscritta d’altro canto – aggiunse con un sorrisetto cominciando una piccola danza nell’aria.

– Eh, per lei è facile parlare. – disse l’iris tra sé, pensando che quella non lo sentisse.

– Facile per me??

Eccola, ci avrebbe giurato, a quella non scappa nulla.

– Facile per me, facile per te, facile per tutti qui, e che diamine! Siamo in un giardino, qui è tutto bello! – concluse lei.

– Sì, ma per te è facile nel senso che basta che tutti ti guardino e

trasmetti senso di leggerezza, gioia di vivere…

– Puoi dirlo forte! Certo che è così! Perché tu invece che effetto credi di fare a chi ti vede? Anzi, a chi ti ammira?

– Questo non lo so, so però che, anche se fosse, non sarebbe sufficiente per me. – Disse lui affranto ma deciso.

– E cosa dovrebbero fare tutti? Ammirarti e poi darti fuoco?

Ammirarti e poi coglierti? Ammirarti e poi farti una foto e poi stare lì ancora a farsi…

– A farsi ispirare dalla mia bellezza! Sì, proprio così! L’Iris “è il fiore degli artisti e dei poeti”, se non lo sapevi.

– E quindi?

– E quindi, ovviamente, dovrei ispirare arte, bellezza, poesia… non semplicemente starmene qui in mezzo al nulla.

– Grazie per avermi dato del nulla, intanto. Vabbè, comunque, i tuoi compagni che dicono a riguardo? Sentiamo.

– Oh, non mi rivolgono la parola già da un pezzo quelli.

– Ma chissà come mai!? Te lo sei mai chiesto? Io un’ideina forse forse ce l’ho… – disse la farfalla in tono canzonatorio.

– Loro non capiscono. Questa è la verità.

– Oh no mio caro, questa è la tua verità. Perché, ti svelo un segreto, quello a cui sfugge il vero nocciolo di tutta la questione sei proprio tu, Gambostorto.

– Piantala con quel soprannome!

– Finché continui a stare ricurvo all’ingiù la mia è una descrizione, non un soprannome… – Le era sempre piaciuto giocare con le parole.

– Non ti parlo più, basta, mi hai rotto!

– Finiscila! – lei sapeva di avere un poco esagerato, ma non lo avrebbe mai ammesso. Tuttavia si ripropose di aiutare in fretta l’ingenuo fiore a stare un po’ meglio, così proseguì altrettanto decisa:

– Temo che mi tratterrò fino a quando non avrò risolto il tuo problema.

– Ma per piacere!

– È tutto molto più semplice di quanto pensi la tua mente di fiore: hai sovvertito il senso della frase che hai sentito e così ti sei fatto tirare la zappa sulle radici da solo.

– Ma…

– Zitto! E ascoltami. Dunque, mio caro: se tutti gli Iris del mondo dovessero per forza ispirare opere d’arte e creazioni d’ogni genere, probabilmente la vostra specie sarebbe oramai estinta, dato che la maggior parte di voi si lascerebbe appassire subito, pensando che la propria vita non abbia un senso. E invece non è così! Perché? Secondo te tutti hanno capito male?

– No, ma…

– Ceeeeerto che no!!! Sai cosa si dice della farfalla?

– No

– Che sia il “respiro dell’anima”, o, più semplicemente, un’anima.

– E quindi?

– Sforzati! – Lo esortò determinata.

– L’anima di chi? …una bella o una brutta?

– Eccolo, vedi? Ti perdi in riflessioni che ti sviano dalla semplicità di un concetto così meraviglioso: le anime sono tutte belle, solo c’è chi le lascia libere di esprimersi e chi le tiene nascoste.

– E perché dovrebbe?

– Mah… per la paura che a volte si ha di sé stessi forse, come te

che ti senti inadeguato perché non sei l’ispirazione di nessun artista e per questo non vuoi condividere con nessuno la tua bellezza: ti senti dunque terribilmente insicuro, oppure la tieni nascosta perché la ritieni troppo preziosa? Io dico che ciò che ti sta intorno è importante tanto quanto il più grande artista del mondo, ma soprattutto, ricordati, una cosa che non condividi non sarà mai preziosa.

Iris rimase un attimo in silenzio a riflettere su quell’ultima frase, così secca, lapidaria: davvero in cuor suo pensava che la sua bellezza fosse così preziosa da non meritare di essere condivisa con il mondo che lo circondava? Se così fosse stato, allora avrebbe avuto una grande fiducia in sé stesso e si sarebbe sentito arrabbiato, magari, ma sicuro di questo. Invece era così triste proprio perché nel profondo si sentiva inadeguato nei confronti di un così grande ruolo ispiratore che il mito gli attribuiva solo per il fatto di essere un Iris. Ne aveva paura, non si sentiva all’altezza. Si prese ancora qualche secondo, poi disse:

– Forse capisco che cosa mi vuoi dire: ho stravolto il senso di quello che ho sentito…

La farfalla rimase in silenzio, lasciandolo continuare.

– …non capendo che il vero significato di tutta la faccenda non ha niente a che fare con il senso della vita, ma ha solo a che fare col perché mi devo sentire felice e sicuro di poter esprimere e condividere la mia bellezza di Iris con tutto ciò che mi sta intorno.

– Spiegati meglio. – lo incalzò lei.

– Credo di aver capito che il nocciolo della questione è questo: dire che l’Iris è il fiore degli artisti e dei poeti significa che l’Iris è il fiore a cui essi hanno conferito la loro speciale benedizione!

– Ma bravo! – confermò la farfalla.

– Quindi non posso che esserne felice e contribuire a fare più bello il mondo con la mia meravigliosa efflorescenza. – e detto ciò si raddrizzò.

– Sei un tantino duro di comprendonio, ma finalmente ti sei levato quella maledetta aria da fiore reciso! Ora che ho fatto la mia buona azione quotidiana vado a rifocillarmi con una scorpacciata di lavanda, ciao!!

– Grazie Lalla!

– Eh? – chiese lei voltandosi quando si trovava già a una certa distanza.

– È così che vi chiamavo da piccolo. – le disse ridacchiando – Ciaooo!

Alessandro Navarin

Francesca Lagonia

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